Croce di carne

di Visar Zhiti

Croce di carne
a cura di Elio Miracco

Queste di Croce di carne son pagine di orrore. La più spietata e sistematica mortificazione dell'uomo sotto specie di nemico politico, le più assurde e le più grette persecuzioni in atto nelle carceri della dittatura di Hoxha sono, dal vivo, il tema, anzi sono addirittura l'elemento di queste poesie di Visar Zhiti.

C'è forse, ma non lo ricordo, e soprattutto non la ricordo così fresca e immediata, un'opera scritta in presa altrettanto diretta con il mondo che rivela ed attesta. In quelle prigioni Zhiti è stato tenuto per anni, esposto alle violenze e all'arbitrio. Giorno per giorno la composizione di versi da occultare o da tramandare oralmente trascriveva cronache minute o pensieri di ogni genere dei reclusi.

Ma queste sono anche pagine vittoriose di poesia. La vitalità del principio per cui viene pagato questo scotto inumano: la libertà sostiene i versi di Visar Zhiti anche quando sono occupati da tetri argomenti. Quella vitalità intrinsecamente sicura di sé entra non solo nell'umore e nel tono del combattente ma anche nello spirito e nella invenzione dell'artista.

I suoi liberi, ariosi, arditi estri hanno una felice somiglianza con la stagione cubofuturista e con la sua fertilità di metafore. Proprio in virtù di questa vena gli riesce facile e spontneo ampliare l'orizzonte delle prime dure emozioni alla varietà del mondo intero. L'allegria della poesia, è il caso di dirlo, travolge il nero grumo della realtà obbrobriosa.

Rimane nuda in piena vista, la mostruosità di una tirannide. Si libera da quella morsa un vero, forte poeta.

Nota di Mario Luzi, in quarta di copertina

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Presentazione del libro

È difficile descrivere in poche e semplici parole, la sofferenza contenuta in questo Croce di carne (Oxiana, 1997), la prima pubblicazione italiana del poeta. Zhiti, nei versi che animano la raccolta, cerca di descrivere l’orrore del carcere, dove la più elementare delle dignità umane viene calpestata.

Il tentativo è quello di dare voce al dolore, non solo suo, ma anche di altri detenuti esposti a umiliazioni e alle violenze perpetrate dal regime. Allora, scrive Visar, scrive nella mente per non impazzire e perché sa che quei momenti devono essere, in qualche modo, immortalati e tramandati.

Nonostante l’orrore, nonostante il dolore, la poesia è la chiave della libertà e l’uomo lo sa, ne è conscio. Quella libertà e quel trionfo sulle avversità che arrivano al lettore, tanto quanto la mostruosità che contraddistingue il totalitarismo di Enver Hoxha.

Sono versi di grande drammaticità, ma non scritti con l’intento di ferire chi legge. La poesia rimane vivace, lasciando il giusto messaggio, scaricando l’angoscia, il tormento, il supplizio e la tortura subiti, ma abbracciando, anche, tutta la bellezza della vita e della vittoria sul male e schiacciando, così, la bruttura del regime.

Anna Lattanzi

Dettagli

Autore: Visar Zhiti
Genere: Poesie
Editore: Oxiana Edizioni
Traduzione di:
Anno di pubblicazione: 1998
Pagine: 141
Illustratore: Valeri Dyrzi Tarazov
ASIN: 8887020035
ISBN: 9788887020038
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